Articolo del mese

Giugno 2017

Acting without being in control: Exploring volition in Parkinson's disease with impulsive compulsive behaviours

Autori: Ricciardi L. Haggard P., de Boer L., Sorbera C, Stenner M.P., Morgante F., and Edwards M.J.

Pubblicato su: Parkinsonism Relat Disord. 2017 Apr 20. pii: S1353-8020(17)30143-8. doi: 10.1016/j.parkreldis.2017.04.011.

Lucia Ricciardi

Lucia Ricciardi

Institute of Molecular and Clinical Sciences
St George's University of London

Articolo disponibile su: Parkinsonism Relat Disord

I comportamenti compulsivi impulsivi (ICB) sono complicazioni neuropsichiatriche comuni della Malattia di Parkinson (MP) e includono disordini del controllo degli impulsi (ICD) quali il gioco d'azzardo patologico, l'ipersessualità, l'acquisto ed il consumo di cibo compulsivi e comportamenti quali il punding (caratterizzato da una forte attrazione per i compiti ripetitivi, meccanici) e l'uso sregolato della terapia sostitutiva della dopamina. Anche se gli ICD sono stati comunemente associati al trattamento dopaminergico (in particolare ai dopaminoagonisti), evidenze cliniche e sperimentali recenti suggeriscono che possano non essere un fenomeno puramente farmacologico. Le ipotesi correnti propongono un'interazione tra la somministrazione cronica di farmaci dopaminergici e gli effetti specifici della malattia, in particolare sulla rete neurale coinvolta nei meccanismi della ricompensa.
In questo studio gli autori hanno esplorato diversi domini rilevanti per il controllo dell'azione nei pazienti con MP con e senza ICB, utilizzando una vasta gamma di test psicomotori.
I risultati dimostrano che nel paziente con MP e ICD vi è una compromissione del "senso di agente" (sense of agency) che e' la consapevolezza di essere in controllo delle proprie azioni. In questi pazienti i normali codici che regolano le nostre azioni sono deboli o assenti, per cui molti comportamenti si verificano senza una forte esperienza del controllo volontario endogeno. Questa importante constatazione contribuisce alla fisiopatologia dell’ICB in MP, e apre nuove prospettive sulla futura gestione terapeutica dei comportamenti compulsivi nel paziente parkinsoniano.

A cura di: G. Cossu (Cagliari)

Maggio 2017

Low cancer prevalence in polyglutamine expansion diseases.

Autori: Coarelli G. Diallo A., Thion M.S., Rinaldi D., Calvas F., Boukbiza O.L., Tataru A., Charles P., Tranchant C., Marelli C., Ewenczyk C., Tchikviladzé M., Monin M.L., Carlander B., Anheim M., Brice A., Mochel F., Tezenas du Montcel S., Humbert S., Durr A.

Pubblicato su: Neurology. 2017 Mar 21;88(12):1114-1119. DOI: 10.1212/WNL.0000000000003725

Giulia Coarelli

Giulia Coarelli

ICM Institut du Cerveau et de la Moelle Épinière
Paris

Articolo disponibile su: Neurology

Per malattie da espansione di poliglutamine si intende un gruppo di disordini neurodegenerativi ereditari, trasmessi in modalità autosomico-dominante, caratterizzati da espansioni instabili di triplette di nucleotidi. Tra queste, si annoverano in particolare la malattia di Huntington ed alcune forme di atassia spinocerebellare. I meccanismi patogenetici di queste condizioni patologiche non sono ad oggi del tutto noti. Questo studio osservazionale trasversale, effettuato dalla Dott.ssa Coarelli e pubblicato su Neurology, condotto su una casistica relativamente ampia, ha dimostrato un ridotto rischio di sviluppare malattie neoplastiche maligne, ad eccezione dei tumori cutanei, in pazienti affetti da malattia di Huntington ed atassia spinocerebellare. I suddetti risultati appaiono interessanti, soprattutto se si considera la maggiore incidenza di fattori di rischio per malattie neoplastiche maligne, ovvero il tabagismo o l’ eccessivo consumo di alcool, riscontrata nel gruppo di pazienti con malattia di Huntington. I risultati di questo studio sono sostanzialmente in linea con precedenti osservazioni, ottenute in studi retrospettivi, che hanno evidenziato una relazione inversa tra il rischio di sviluppare neoplasie maligne e malattie neurodegenerative, tra cui ad esempio la malattia di Parkinson. Tra i possibili meccanismi alla base della relazione inversa tra neurodegenerazione e cancerogenesi è stato ipotizzato il coinvolgimento di numerosi meccanismi molecolari e cellulari, tra cui apoptosi, autofagia ed attivazione di proteasi. Gli Autori sottolineano comunque la necessità di validare i suddetti risultati in ulteriori studi e concludono sulla necessità di valutare le possibili relazioni tra disordini neurodegenerativi e malattie neoplastiche anche in termini di progressione e severità di queste malattie.

A cura di: M. Bologna (Roma)

Aprile 2017

18F-AV-1451 positron emission tomography in Alzheimer’s disease and progressive supranuclear palsy.

Autori: Passamonti L. Va ́zquez Rodr ́ıguez P., Hong Y.T., Allinson K. S. J., Williamson D., Borchert R. J., Sami S., Cope T.E., Bevan-Jones W.R., Jones P.S., Arnold R., Surendranathan A., Mak E., Su L., Fryer T. D., Aigbirhio F.I., O’Brien J.T., and Rowe J.B.

Pubblicato su: Brain 2017 doi: 10.1093/brain/aww340

Luca Passamonti

Luca Passamonti

Department of Clinical Neurosciences
University of Cambridge
Herchel Smith Building
Robinson Way
Cambridge Biomedical Campus

Articolo disponibile su: Brain

La proteina tau è associata a diverse patologie neurologiche dette taupatie tra le quali si annoverano la malattia di Alzheimer e la paralisi sopranucleare progressiva (PSP), dove la proteina tau è presente in quantità e qualità anomale. Solo recentemente è divenuto possibile misurare questa proteina con tecniche di imaging cerebrale. Valutare il carico e la distribuzione della proteina in soggetti affetti o in persone sane a rischio potrebbe rappresentare un importante passo avanti nello sviluppo di terapie in grado di modificare il decorso della malattia, utilizzando la proteina tau come bersaglio specifico. Evidenziare dei marcatori specifici potrebbe inoltre aiutare a stabilire delle caratteristiche patologiche di varie patologie come la demenza frontotemporale e la degenerazione corticobasale. Questo studio, condotto dal Dottor Passamonti e pubblicato su Brain dimostra come, utilizzando un nuovo radionuclide per la PET (8F-AV-1451), si possano evidenziare in vivo dei pattern distinti di accumulo del radionuclide nella malattia di Alzheimer e nella PSP. E’ interessante notare che le regioni con aumentata captazione di 8F-AV-1451 ricalcano inoltre i pattern degenerativi conosciuti in entrambe la malattie, e si associano alle diverse manifestazioni cognitive e motorie classicamente riscontrabili in malati di Alzheimer e PSP, rispettivamente. Gli autori concludono consigliando l’uso di questo radionuclide per ulteriori studi, in vivo ed in vitro, al fine di valutare la proteina tau nello studio di patologie caratterizzate da demenza e neurodegenerazione.

A cura di: L. Avanzino e F. Carbone (Genova)

Marzo 2017

Diagnosis of Human Prion Disease Using Real-Time Quaking-Induced Conversion Testing of Olfactory Mucosa and Cerebrospinal Fluid Samples.

Autori: Bongianni M., Orrù C., Groveman B.R., Sacchetto L., Fiorini M., Tonoli G., Triva G., Capaldi S., Testi S., Ferrari S., Cagnin A., Ladogana A., Poleggi A., Colaizzo E., Tiple D., Vaianella L., Castriciano S., Marchioni D., Hughson A.G., Imperiale D., Cattaruzza T., Fabrizi G.M., Pocchiari M., Monaco S., Caughey B., Zanusso G.

Pubblicato su: JAMA Neurol. 2016 Dec 12. doi: 10.1001/jamaneurol.2016.4614. [Epub ahead of print]

Matilde Bongianni

Matilde Bongianni

Dip.to Neuroscienze, Biomedicina e Scienze del Movimento
Università degli Studi di Verona

Articolo disponibile su: Pubmed

La malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD) si può manifestare con disturbi del movimento (atassia, parkinsonismo, mioclono) associati a disturbi cognitivi ad andamento rapidamente progressivo. Tale quadro clinico entra in diagnosi differenziale con alcune condizioni patologiche potenzialmente trattabili, per cui una diagnosi precoce è auspicabile. Questo studio pubblicato su Jama Neurology, condotto dalla Dott.ssa Matilde Bongianni e coordinato dal Prof. Zanusso dell’Università di Verona, dimostra l’utilità di una nuova tecnica di analisi della proteina prionica in grado di far porre una diagnosi precoce di CJD. Tale tecnica denominata RT-QuIC permette di individuare minime quantità di proteina prionica patologica nel liquor e della mucosa olfattoria, con percentuali di sensibilità e specificità > del 90%, che raggiungono il 100% quando l’esame del liquor è combinato con il brushing della mucosa olfattoria nei pazienti con CJD sporadica. Tale sensibilità è ridotta nei pazienti con malattia prionica genetica (CJD familiare e Sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker). Nelle conclusioni, gli autori raccomandano la ricerca della proteina prionica patologica tramite RT-QuIC nel liquor come prima approccio diagnostico ed, in caso di negatività, tramite RT-QuIC della mucosa olfattoria. 

A cura di: F. Morgante (Messina/Londra)